Rapporto sulla situazione dei musulmani in italia rispetto alla fruizione di beni e servizi

"La disparità tra religioni rischia di creare problemi, soprattutto dopo l’11 settembre''

 

“In Italia, la condizione di disparità tra religioni rischia di creare problemi già nell’immediato futuro”, specialmente dopo gli attentati dell’11 settembre. Lo nota il “Rapporto di monitoraggio della protezione delle minoranze nell’Unione Europea: la situazione dei Musulmani in Italia”. L’indagine complessiva – sulla situazione di gruppi minoritari vulnerabili in 15 paesi europei - è stata realizzata da Eumap, Programma di monitoraggio dell’Adesione all’Ue dell’Open Society Institute; nel nostro paese il rapporto viene presentato d’intesa con “A Buon Diritto. Associazione per le libertà”.

 

Il Rapporto Osi offre, per la prima volta in Italia, una mappa dettagliata della condizione dei musulmani rispetto all’accesso alla casa, lavoro, istruzione, giustizia, sanità, scuola, beni e servizi pubblici. La sezione italiana dello studio, presentata nei giorni scorsi a Roma, fa parte del secondo volume, dedicato ai 5 maggiori paesi dell’Ue; vengono esaminate la situazione dei musulmani in Francia, Italia e Gran Bretagna e della minoranza Rom in Germania e Spagna. “Gli standard europei devono essere applicati e monitorati in maniera eguale in tutta l’Unione Europea e non solo nei paesi candidati – fanno notare i curatori -. In base alla direttiva 2000/43/EC, il Governo è stato delegato dal Parlamento ad istituire entro il 2003 un ufficio, all’interno del Dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per assicurare un costante monitoraggio sull’effettiva applicazione del principio di pari trattamento. Come previsto dalla direttiva, l’ufficio dovrà avere i poteri necessari per fornire autonomamente assistenza alle vittime di discriminazioni nell’ambito di procedimenti giudiziari o amministrativi, nonché per condurre indagini indipendenti in caso di segnalazione di episodi di razzismo”.

In Italia i musulmani – circa 700mila persone - vivono “difficoltà quotidiane nel cammino dell’integrazione, anche a causa della diffusione, tra i cittadini italiani, di atteggiamenti negativi verso l’Islam. Dunque, il fatto che sul piano giuridico e normativo l’Italia si trovi in buona posizione verso l’applicazione della Direttiva Ue sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica non basta”, nota il Rapporto Osi curato dal professor Silvio Ferrari, precisando che “la legislazione in vigore non viene applicata in maniera soddisfacente per molte ragioni: tra esse, il fatto che le sue norme sono poco conosciute sia dalle comunità di immigrati che dai diversi apparati e funzionari dell’amministrazione. Inoltre, l’assenza di una Intesa – ovvero di un accordo formale tra Stato e comunità islamiche - rende assai difficile la piena espressione della propria identità religiosa”. Va inoltre ricordato che rappresentanti politici italiani “hanno pubblicamente espresso la convinzione che gli immigrati (quelli musulmani, in particolare) rappresentino una minaccia per l’identità nazionale; siano responsabili – nel loro insieme - di un deterioramento della sicurezza pubblica; non siano integrabili nella società italiana”.

 
Dati affidabili e completi sulla situazione dei musulmani o di altri gruppi minoritari non sono ancora disponibili: per gli autori della ricerca questo vuoto rappresenta “un ostacolo all’identificazione dei livelli di esclusione e, quindi, all’applicazione delle norme antidiscriminatorie in vigore”. Benché costituiscano il secondo gruppo religioso in Italia per numero, le comunità islamiche non dispongono ancora di un accordo giuridico con lo Stato, senza il quale l’esercizio dei loro diritti religiosi è di fatto limitato. Anche se da un punto di vista giuridico o sociologico l’esistenza di una “comunità musulmana unitaria” può essere discusso, “non mancano indicazioni sul fatto che i musulmani siano accomunati da un sentimento di identità condivisa, seppure non sempre manifestata apertamente”. La creazione di nuove moschee e istituzioni scolastiche e l’osservanza di feste religiose e altri riti si scontrano con notevoli difficoltà. Inoltre, la maggioranza dei musulmani che vive in Italia non ha la cittadinanza, di conseguenza non partecipa alla vita politica del paese.

 
“L’insufficiente conoscenza della straordinaria diversità delle comunità musulmane presenti nel Paese fa sì che la maggioranza della popolazione italiana non distingua, quando parla di Islam, tra i diversi gruppi musulmani”, nota il Rapporto. Pertanto, la crescente “islamofobia” può contribuire a produrre il risultato, non voluto ma comunque negativo, di rafforzare l’identità musulmana attorno a un sentimento condiviso di vulnerabilità, esclusione e incomprensione da parte della società di accoglienza.

 

Immigrati e religione: soggiornanti in Italia alper regione di insediamento

Regione

cattolici

altri cristiani

musulm.

ebrei

buddisti-
scintoisti

induisti

confuciani
tao

animisti

altri

TOT.

V.d'Aosta

730

430

1.380

8

26

9

11

28

106

2.730

Piemonte

22.311

20.996

42.481

220

1.543

731

767

1.220

5.209

95.872

Lombardia

83.702

53.776

120.106

840

12.205

10.066

3.497

4.832

23.502

313.586

Liguria

12.007

5.584

9.979

95

679

439

191

160

3.334

32.688

Trentino A.A.

9.142

9.156

11.637

54

226

394

97

132

2.436

33.331

Veneto

24.146

35.416

48.707

416

3.492

3.204

1.129

3.435

7.307

127.588

Friuli V.G.

13.523

14.814

8.154

347

361

299

216

580

2.604

40.985

Emilia R.

25.044

23.147

60.811

450

2.741

3.211

1.149

2.607

6.845

126.584

Toscana

22.171

20.966

31.787

350

3.813

1.533

2.310

454

10.589

94.467

Umbria

6.344

7.244

10.183

77

421

361

139

391

1.321

26.797

Marche

7.656

10.124

16.767

107

430

675

183

350

2.689

39.211

Lazio

92.588

58.494

49.631

934

7.919

8.231

1.732

3.040

12.607

236.359

Abruzzo

4.189

5.621

6.444

43

231

141

112

71

1.104

18.072

Campania

16.476

14.823

19.034

620

4.261

1.348

796

981

5.246

63.681

Molise

548

500

898

4

15

40

5

14

99

2.130

Basilicata

545

531

1.729

4

32

112

10

9

151

3.136

Puglia

4.734

5.256

16.554

54

626

818

162

176

4.115

32.590

Calabria

3.191

1.931

7.279

24

131

449

34

56

499

13.654

Sicilia

9.777

7.152

20.272

261

4.910

3.059

132

467

1.727

47.904

Sardegna

3.242

2.275

4.466

69

125

103

92

57

764

11.265

TOTALE

362.066

298.236

488.300

4.979

44.188

35.223

12.765

19.061

92.253

1.362.630

Fonte: Dossier Statistico Immigrazione, 2002 su dati del Ministero dell'Interno

 

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