"Talvolta i pregiudizi sull’Islam diffusi tra la popolazione italiana sono legati a stereotipi di origine mass-mediatica”. Lo nota il "Rapporto di monitoraggio della protezione delle minoranze nell’Unione Europea: la situazione dei Musulmani in Italia", osservando che "l'atteggiamento di larga parte della popolazione italiana e dei mezzi di comunicazione e, più in generale, il dibattito pubblico indicano che i membri di tale minoranza si collocano tra quelli meno integrati nella società italiana”. La crescente intolleranza di ampi strati della società italiana verso persone provenienti da paesi extracomunitari (in particolare albanesi e marocchini) è valutata con apprensione dagli organismi internazionali di monitoraggio. La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri) ha espresso preoccupazione per “l’atmosfera piuttosto negativa esistente in Italia verso i cittadini di paesi extra-comunitari», collegata alla «diffusa presenza nei dibattiti pubblici di stereotipi, inesattezze e, in alcuni casi, espressioni violente dirette a colpire cittadini extracomunitari”.
In Italia le rappresentazioni negative dei musulmani nei mezzi di comunicazione di massa sono precedenti agli avvenimenti dell’11 settembre 2001 e hanno contribuito alla crescente intolleranza sociale nei confronti della comunità islamica. Un recente rapporto del Centro Europeo di Monitoraggio sul Razzismo e la Xenofobia (Eumc) sottolinea “un marcato cambiamento nell’atteggiamento verso gli immigranti e i rifugiati, così come verso le persone di origine araba” dopo gli attentati negli Stati Uniti, “anche se un certo grado di pregiudizio anti-islamico era già presente prima di questa data”. Forse perché i musulmani sono molto “visibili” nel nostro paese, gli italiani tendono ad associare l’immigrazione all’Islam, anche se in realtà i musulmani non costituiscono la maggioranza degli immigrati: infatti sono più numerosi i cristiani (circa 800mila persone, pari al 48% della comunità immigrata). Di conseguenza ogni discorso sui musulmani viene confuso spesso con un discorso più generale sugli stranieri e l’immigrazione. Un recente rapporto dell’Eumc ha sintetizzato che negli anni ’90 “i principali giornali, sia pur con eccezioni degne di nota, hanno riprodotto forme di pregiudizio etnico nei loro articoli sia di carattere generale che dedicati a un tema specifico, mentre la stampa di destra è stata in alcune occasioni apertamente razzista nella selezione e presentazione di notizie e commenti”. Ad esempio, le rappresentazioni dell’Islam sono frequentemente “fondate su stereotipi e semplificazioni”: arabi e musulmani sono menzionati senza fare distinzioni, “l’Islam è dipinto come una religione tribale araba e la sua dimensione globale è disconosciuta.
Si è fatto ricorso a generalizzazioni che non danno conto della varietà e complessità della situazione nei e tra i differenti paesi islamici”. L’Islam viene rappresentato come una religione ed un’ideo-logia “completamente estranea e alternativa al secolarismo illuminato dell’Occidente”.
A partire dall’11 settembre, la copertura dei media è divenuta “ancor meno benevola, e alcuni giornalisti hanno chiaramente oltrepassato il confine della cronaca equilibrata e imparziale”. La copertura mediatica dei gruppi islamici estremisti sembra essere “sproporzionata” e talvolta l’appartenenza religiosa di musulmani (come del resto quella di altri gruppi minoritari, come gli ebrei) è stata riferita senza alcuna giustificazione, anche se di recente le autorità giudiziarie e di pubblica sicurezza hanno cercato di rendere pubblici gli arresti di musulmani in modo più responsabile. La pubblicazione di queste cronache con accenti negativi “ha sortito un effetto cumulativo, nutrendo il diffuso sospetto e la diffidenza nei confronti dei musulmani – rileva il Rapporto Osi -. L’acutizzarsi dell’interesse di un vasto pubblico ha indubbiamente ampliato l’attenzione dedicata a tematiche collegate con il mondo musulmano e arabo”.
Contemporaneamente sono apparsi numerosi articoli e libri sull’Islam e alcuni giornali hanno pubblicato servizi equilibrati che hanno contribuito ad accrescere la conoscenza delle differenze interne alle comunità musulmane. In ogni caso, l’Eumc nota che questo aumento di attenzione è stato “nei casi migliori, ambivalente” e, in quelli peggiori, ha “semplicemente ribadito stereotipi islamofobici”.(lab)
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