Wilma dammi la clava!

Dio c’è. Sarà un po’ forte questa apertura, ma quando ci vuole ci vuole. Ed a conferma della veridicità di quest’avviso frequente sui cavalcavia dell’autostrada e su certi muri per avvertire che la “roba” è arrivata su piazza, il cattolicismo nostrano sta dando di matto ad evidente dimostrazione che la partita di fumo questa volta è veramente buona. Ci voleva proprio un papa-pusher per dare la stura all’anima nera delle curie. E così, negli ultimi tempi, qua in Toscana se n’è viste e sentite di tutti i colori.
A Firenze, tanto per dirne una, un pretino dei quartieri “alti”, pur d’acchitare i pargoli alla comunione, chissà, forse in un momento di estasi o di ectasis, si era addirittura inventata una riffa a base di punti premio per le messe presenziate con relativo viaggio premio a Mirabilandia. Né più né meno dell’indulgente amnistia concessa per invogliare i papafans al viaggio a Colonia.
Del resto il turismo mistico è una simonia immortale e proficua fin dai tempi delle crociate, solo che ora i Brancaleone pellegrini non vanno più scalzi e a piedi «sanza meta» sulle ali della fede, ma volano su quelle di due Boeing 737 della “Mistral Air”, srl a compartecipazione vaticana, all’insegna del logo «Cerco il tuo volto, Signore» stampato sui poggiatesta dei sedili.
Ma la chicca è di Simone Scatizzi in arte Vescovo di Pistoia (VdPT) che, al colmo di uno sballo galattico tempo fa oracolò al consiglio comunale di Pistoia ben 18 quesiti esistenziali inveendo contro il registro delle unioni civili, dirompente minaccia per la virilità [1]. Il nostro non si può dire certo che sia un bigotto visto quel suo rosario “del trombar maschio” snocciolato con fervore celodurista. Chissà, pensava forse a quel che s’era perso o a quel che l’età non gli concedeva più? Forse un po’ d’invidia per il suo sodale fiorentino, quel don Cantini che, sotto gli occhi della curia fiorentina, per decenni s’è fatto le bimbe della parrocchia?
Chissà, comunque il VdPT andò giù duro perché la «perdita della identità maschile […] è causata dalla mancanza di modelli autorevoli e credibili; da una educazione in gran parte nelle mani femminili […] Non si può ignorare che l’uso di droghe e d’alcolici sta aumentando fra gli adolescenti proprio a causa di una fragilità dell’identità e della inquietudine psico affettiva […] La cultura attuale, dunque, sta mettendo in crisi la virilità propria del maschio! Siamo alla «femminilizzazione della società – gli uomini […] spendono più delle donne per cosmetici, depilazione, parrucchieri, trucchi di vario genere, chirurgia estetica….ecc. ecc. – bisessualità conclamata; esperienze negative dell’infanzia, mancanza di formazione all’amore e alla sessualità; orgoglio gay…. e via dicendo. Se così stanno le cose […] non solo le nozze gay sono un ulteriore elemento negativo, ma anche lo stesso Registro delle unioni omosessuali». Ma non basta perché siamo di fronte ad «un inquinamento della realtà naturale» in una «deriva moral nichilista, fuori da una etica naturale a cui fare riferimento».
Dispiace non avere sufficiente spazio per offrire le prefigurazioni del nostro fumato censore; i passi scelti rendono a fatica le sue farneticazioni da “Wilma dammi la clava”. Ma tanta nostalgia del tempo che fu non sembrò essere una voce nel deserto, bensì l’eco sempre meno lontano di una tetraggine culturale che rimbalza di qua e di là dall’oceano. Non a caso il suo sodale telepredicatore Robertson, fondatore della Christian Coalition of America, gli fece sponda contro il femminismo che «incoraggia le donne ad uccidere i figli, a praticare stregonerie, a diventare lesbiche, a distruggere il capitalismo» e subito il chierico ciociaro di riconosciuta mafiosità [2] Andreotti si sbilanciò con un preoccupato «Ma insomma, dobbiamo fare l’elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana!» a rinforzo della bagnascata secondo cui i Dico sono l’anticamera dell’incesto e della pedofilia. Omnia munda mundis?
Questo accadeva tempo fa, quando appunto lo Scatizzi era ancora vescovo, ma oggi, pur avendo perso il pelo ed essendo ex per età, non ha perso il vizio ed è bastato un travaso di testosterone del suo dirimpettaio di Grosseto, Giacomo Barbini (VdGR), che se ne è uscito con un « Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura», per fargli tornare la voglia di reclamare quanto anche lui ce l’abbia ancora duro: «Niente comunione ai gay perché l’omosessualità è un disordine» [la Repubblica 6/02/2010; interviste al sito Pontifex].
Evidentemente la biblica etica naturale, a cui si riferiscono il VdGR, l’exVdPT ed i loro confratelli, vede di buon occhio anche il divieto dei preservativi per far crepare di AIDS – in fin dei conti anche il virus lo manda il buondio – così come non disdegna le molestie ai minori, dal momento che il cardinale Bernard Law, l’ex arcivescovo di Boston sodale di chi faceva venire i fanciulli a sé, fu prescelto per officiare l’omelia ai funerali di GP II, o meglio G P2 dati gli intrallazzi dell’IOR & Co.
Ciò che però costoro non tollerano è quello che non rientra nel loro Intelligent Design, quel progetto intelligente disegnato da un’intelligenza veramente cretina rimbalzata dagli USA che non è altro se non l’ultimo sproloquio del defunto frate Indovino. Già, quel visionario di Mariangelo Budelli ci lasciò nel suo ultimo Calendario del 2003 – non sorridete, quell’anno fu il periodico più diffuso nel mondo – il testamento spirituale del più bieco senso comune. Così lo aprì con un incipit accogliente ed ecumenico: «Ho incontrato l’ateo ricco e l’ateo povero: ho voluto dialogare con entrambi, ma essi non sono riusciti a connettere un discorso logico: puzzavano di vino e di droga.» E lo chiuse proprio con il suo prototipo dell’Intelligent Design: «Se attribuiamo al Caso questo immenso panorama di viventi, perché il Caso non mi ha costruito una zappetta, un’ascia, un martello, un piccolo aereo…? Signori scienziati, con quale serietà e convinzione potete sostenere ipotesi, che contrastano con il più elementare principio della “casualità” e della razionalità?» – qui taglio perché mi vengono i brividi e salto all’epilogo – «Se il più elementare attrezzo postula l’uomo, chi postula infinite strutture viventi?». Allora mi sganasciai dalle risate, ma oggi gli devo delle scuse; mai avrei immaginato che lo strolago imbonitore ne avesse azzeccata una in vita sua ed invece due anni dopo, nel 2005, Bill Gates, quello di Windows, ha donato oltre nove milioni di dollari al Discovery Institute, sostenitore dell’Intelligent Design [3] ed oggi anche il nostro CNR sponsorizza quelle farneticazioni grazie alle visoni mistiche del suo vicepresidente De Mattei.
Eccoci così a riallacciare il creazionismo teo-con, la carità pelosa del colonialismo informatico ed il testamentismo vetero e macho dei vescovi, tutti uniti in un “cartello” a spacciare «una etica naturale a cui fare riferimento» per difenderci da una «deriva moral nichilista» che inquina la «realtà naturale».
Dietro la messa all’indice del Registro delle unioni civili, Pacs, Dico o Cus che siano, c’è ben più di un liberatorio sballo da fumo. C’è il disconoscimento del fatto che non solo l’umanità è scesa dagli alberi, ma che si è modellata nel tempo proprio superando l’ostacolo di una natura che di benigno ha sempre avuto poco.
Nella maggior parte dei paesi Europei le varie forme di Civil Partnership bill sanciscono il riconoscimento delle coppie conviventi, omo o etero che siano, senza per questo indebolire, anzi femminilizzare, le rispettive società. Da noi no. Invertiti e concubini sono fuori dalle regole catechistiche e per questo a loro non è concessa neppure la dignità che questi patetici difensori dell’etica naturale concedono alle “bestie”.
Già, chi offre amore, sostegno, condivisione e compartecipazione ad un partner non è degno di nessun tipo di riconoscimento sociale. Gli animali invece, loro sì che sono realtà naturale anche se travestiti da pet, e possono comparire sul 730 godendo delle detrazioni mediche, pardon, veterinarie. Insomma un single che convive con un pesce rosso fa famiglia, due umani che si amano “soltanto”, no.
Quando si dice che la chiesa è al passo coi tempi si dimentica di dire che la CCAR i passi li fa sempre e solo indietro. Non a caso “appena” 450 anni fa lo statuto dell’Isola del Giglio così specificava: «Et famiglia s’intenda tutti coloro che habitano sotto uno tetto et stanno insieme ad uno pane et ad uno vino». Sembra quasi la definizione di un’evangelica ed eucaristica unione civile, troppo umana per essere accolta da un clero stantio, misogino e omofobico.
Magari la nostra società fosse veramente femminilizzata, almeno non sentiremmo le farneticazioni da bar sport delle curie toscane. Il guaio, ed il referendum sulla legge 40 l’ha dimostrato, è che parte della popolazione è tanto infantilizzata da credere alle profacole mistico-naturalistiche spacciate impunemente a dimostrazione di quanto l’incenso sia una droga ben più pesante della marijuana.

Marco Accorti

NOTE
[1] www.totustuus.net/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=3812
[2] Livio Pepino, Andreotti e la mafia: una beatificazione impropria, «Micromega» 4/2007, pp. 195-201
[3]www.discovery.org/scripts/viewDB/index.php?command=view&id=2799
[4] Pucci Silvio (a cura di), Lo statuto dell’Isola del Giglio dell’anno 1558. Siena : [s.n.], 1999 ([S.l.] : Tip. Cantagalli), 26,cvii p.,[2] c. di tav. : ill

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